ASPRO MARE

gente di mare in un mare di gente

La pesca in apnea

La caratteristica principale della pesca in apnea, che la differenzia dalle altre forme di pesca sportiva, consiste nell'impegno atletico, indispensabile per praticarla.
spearLa pesca in apnea è una disciplina antichissima, probabilmente praticata da sempre dall'uomo in forme rudimentali per procurarsi il cibo immergendosi sott'acqua. L'evoluzione nella sua forma moderna è avvenuta però soprattutto nell'ultimo secolo, grazie alle innovazioni nelle tecniche e nelle attrezzature subacquee. In passato è stata praticata anche con l'ausilio di autorespiratori ad aria, pratica vietata poi dal legislatore. Ad oggi, i pescatori professionisti, anche apneisti, sono rari, in quanto questo tipo di pesca non consente un prelievo idoneo a garantire la sussistenza di chi la pratica. Storicamente denominata "pesca subacquea", oggi si preferisce chiamarla "pesca in apnea" per
sottolinearne il valore sportivo e la radicale differenza rispetto alle pratiche illegali di bracconaggio effettuate con l'ausilio di autorespiratori (la pesca con le bombole).
La sportività e il fascino di tale disciplina è determinato dal fatto che l'immersione si svolge in apnea, cioè trattenendo il fiato per pochi minuti (massimo 2-3 per i migliori atleti), cercando la preda libera nel suo habitat naturale. Il successo di un'azione di pesca è determinato soprattutto dall'adattamento del pescatore all'ambiente marino, nel quale cerca di muoversi come se fosse anch'egli un pesce. Tale adattamento, definito "acquaticità", si acquisisce con anni di esperienza ed allenamento e conduce il pescapneista a muoversi in modo fluido e silenzioso sott'acqua. Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale unire il rilassamento, che consente di diminuire il consumo di ossigeno, alla concentrazione necessaria perché l'azione di pesca giunga a buon fine.
La soddisfazione in questa disciplina sportiva non è determinata dalla cattura in sé, ma in generale dal piacere dell'immersione in apnea e della ricerca della preda. Tale ricerca richiede una conoscenza approfondita dell'ambiente marino acquisita con l'esperienza di moltissime ore trascorse in acqua. La cattura costituisce infine il traguardo della prestazione atletica.
Il pescapneista vede la preda prima di scoccare il tiro e può valutarne in anticipo le dimensioni e la specie. Se questa valutazione viene effettuata, il pescapneista può scegliere di catturare solo esemplari adulti che hanno già compiuto vari cicli di riproduzione, garantendo in tal modo la sopravvivenza delle diverse specie. Il pescasub può inoltre evitare per scelta, quando non per obbligo di legge, di catturare o di intensificare il prelievo nei confronti di specie sensibili o di salvaguardarle durante il periodo riproduttivo. Ciò riguarda in particolar modo le specie bentoniche stanziali come la corvina e la cernia, verso le quali il pescasub può esercitare un prelievo selettivo che tenga conto della loro vulnerabilità.
Mentre il pescapneista deve cercare di adattarsi ad un ambiente ostile, la preda ricercata è libera nel suo habitat naturale e dispone della capacità di avvertire ogni minimo movimento del pescasub anche a grandi distanze attraverso la linea laterale oltre che con la vista. Ogni rumore o movimento brusco indice di ostilità determina la fuga repentina del pesce oppure il suo stazionare a "distanza di sicurezza", oltre la distanza utile di tiro del fucile subacqueo di circa 3 metri.
L'attrezzo da pesca utilizzato per catturare la preda viene comunemente definito "fucile subacqueo", ma in realtà non ha molto in comune con le armi se non la forma, somigliando nella funzione piuttosto a strumenti di cattura come la balestra e l'arco.
Il limite del pescato consentito è fissato in max 5 kg al giorno, ma raramente il pescatore in apnea riesce ad avvicinarsi a un simile quantitativo.

 

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